«Nigredo» - una notevole sintesi «pitto-scultorea» in cui parallelepipedi di legno, variamente dipinti sul recto e sul verso, sono montati su una struttura d'acciaio che consente di ruotarli manualmente sul proprio asse - propone un'originale reinterpretazione del dipinto di William Adolphe Bouguereau «Dante e Virgilio all'Inferno» (1850), che descrive l'episodio del trentesimo canto della Divina Commedia: nella bolgia dei falsari osserviamo la lotta feroce tra due dannati, Gianni Schicchi e Capocchio, falsari di moneta e di identità, una lotta che simboleggia l'eterno conflitto che sottende lo scontro di potere nelle relazioni umane. Il volto di Schicchi, colto nell'atto di mordere il collo del nemico, con i tratti stravolti da un impeto di rabbia mortale e violento non privo di un morboso piacere, è la rappresentazione perfetta degli impulsi ambivalenti che coesistono nell'individuo. Le suggestioni offerte da questa immagine riecheggiano nelle cupe vicende del mondo criminale, nei conflitti e negli sconvolgimenti dietro fallaci intenti politici, ideologici e religiosi che rivelano una mera volontà di sopruso e di potere.
Il titolo dell'opera, Nigredo, allude alla prima fase del processo alchemico ed è al tempo stesso «conditio sine qua non» di un percorso spirituale: per elevarsi da una condizione esistenziale votata all'autodistruzione, l'artista prospetta una ritrovata armonia con il Creato, in un perpetuo rinnovamento della vita e della natura. Grazie al suo alto potenziale interattivo, l'opera offre una triplice interpenetrazione tra l'essere umano e la fauna terrestre, acquatica e volatile.
L'inesauribile dinamismo del mondo rivelato da quest'opera si intreccia con sottili legami tra cielo e terra: nella mutua trasmutazione del regno animale in quello umano si riflette l'idea che nessun essere, né divino né mortale, è immutabile; l'essenza dell'universo è metamorfica e comprende gli opposti. Innovativa e all'avanguardia nella considerazione di molteplici soluzioni iconografiche, l'opera mostra anche una compiuta maestria nella modellazione dei corpi (frutto di attenti studi sulla pittura a olio tradizionale degli antichi maestri europei) e una sapiente artigianalità nella fabbricazione dei prismi. Dispiegandosi su tre lati, le immagini - trasfigurate - emergono dalla luce del fondo, realizzato con una peculiare tecnica di argentatura dai toni caldi e opalescenti. Le estremità mutevoli dei prismi dipinti producono epifanie continue, visioni che si determinano attraverso il rituale collettivo della performance condivisa: in una valida sinergia tra arte e gioco i fruitori entrano nel processo alchemico-artistico della creazione, sperimentando il limite tra ciò che non è e ciò che può essere. Opera «aperta» che sfrutta il potenziale implicito dell'indeterminatezza, Nigredo è il prodotto di una sensibilità artistica contemporanea sviluppatasi nel solco della tradizione; in virtù del suo carattere «discontinuo» e interagente, trova conferma nel più ampio intento espositivo internazionale, ispirato a un incontro efficace tra l'atto creativo individuale dell'artista e la risposta degli spettatori: in un qui e ora ripetibile, il confine tra opera data e opera condivisa si espande in uno spazio vissuto e collettivo che è un'ode alla vita e all'arte. Il coinvolgimento fisico ed emotivo offerto invita a un coerente superamento dei confini sfumati delle realtà esistenti - frammentate e ricomposte - contemplando anche il fascino ambiguo di una sospensione instabile sul limite.
Olio e foglia d'argento su tavola - cm 170x140 - 2017












